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Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo (VI)

VILLA PISANI BONETTI
A BAGNOLO DI LONIGO
ARCHITETTO ANDREA PALLADIO
SEC XVI

 

LA VILLA

PROGETTO ARTE CONTEMPORANEA A VILLA PISANI
ASSOCIAZIONE CULTURALE CONTEMPORARY ART
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LE MOSTRE DI VILLA PISANI 1995 - 2006:
SENSO E MISURA: 30 Giugno -31 Ottobre 2001

LE MOSTRE DI VILLA PISANI 1995 - 2006: Senso e Misura SENSO E MISURA
a cura di Giandomenico Semeraro

M. BEDESCHI - I. LEGNAGHI - C.OLIVIERI
S. SERMIDI - R. SIRAGUSA
30 Giugno - 31 Ottobre 2001
 
Immagini Esposizione
 
mostre: senso e misura mostre: senso e misura mostre: senso e misura mostre: senso e misura mostre: senso e misura
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SENSO E MISURA

Ci sono luoghi che determinano quasi obbligatoriamente gli eventi, e che fanno sì in modo del tutto naturale che certe cose possano accadere. Non altre, solo quelle. Ciò avviene nel caso dell’arte, soprattutto dell’arte contemporanea, proprio per quello specifico, magico incontro che si determina nel caso di un appuntamento espositivo, in cui nelle occasioni riuscite si viene a determinare una necessità per cui quelle opere si devono per forza trovare lì, e proprio lì ha finalmente luogo quello scambio sia dialettico che poetico fra l’arte ed il contesto (nel caso presente, tutto culturale) che, unico, permette di approfondire anche – non solo – il senso della storia, quindi il senso del presente.
È il caso di questa mostra, il cui titolo Senso e Misura permette di coniugare insieme le caratteristiche calibrate di armonia ed equilibrio del Palladio in questa sua magnifica Villa Pisani, insieme alle opere degli artisti qui per la prima volta esposte. Ciò secondo una vivace molteplicità di registri che non sono soltanto formali – per le ovvie diversità linguistiche – e non sono soltanto interni alle opere stesse, per quanto lo slittamento dall’una all’altra sia agevole per motivo di più consonanze.
Si stende in tal modo di fronte agli occhi (ai sensi del visitatore) un fronte assai articolato all’insegna di due indicazioni che risultano appieno quando intese nella loro assoluta classicità, ovvero per quell’equilibrio tutto interiore che assolutamente si ritrae dalla quotidianità della cronaca, fornendo anzi indicazioni per temi ben più complessi che si vedono legati alla coscienza, alla consapevolezza, al senso (al senso del tutto, ma anche al senso dei sensi, verrebbe da dire in maniera un po’ ridondante), come pure alla materia, e le sue diverse consistenze.
Quindi i termini di “genesi”, come pure di “assoluto” che più volte, da più voci sono stati usati a proposito delle ricerche di Manuela Bedeschi, Igino Legnaghi, Claudio Olivieri, Sergio Sermidi, Rita Siragusa ben si prestano ad indicare contemporaneamente il versante “alto” della forma, come della “luce”, che saranno da intendersi allora nei termini del divenire, del farsi stesso della forma, in termini così di equilibrio che di esso la visione – che solo in apparenza sono opposte –, che di profondità. Forma, significato: semplice. Magari lo fosse, perché su questi termini si gioca l’arte contemporanea, la storia dell’arte tutta. Figurarsi!
L’incontro dei cinque artisti appena ricordati ha origine sì anche per via amicale (la quale si dà magari da lunga data), ma certo non si dà per caso, trovando ancor più come stupendo referente fisico, soprattutto culturale come già detto, le spazialità, la “disposizione” dellaVilla Pisani. Come più sopra, per questa specifica occasione i nomi sono venuti quasi spontaneamente, diciamo per intima necessità.
E la loro presa sull’oggi è fortissima, proprio per via dell’alta raffinata qualità delle opere.Non può essere diverso, pena il “politicamente corretto”, con quel di piagnisteo – “vorrei ma non posso” – che si tira dietro.
Sono nel nostro caso soprattutto l’equilibrio, la compostezza, il senso della forma (da leggersi come tale anche e soprattutto nel suo stretto rapporto con la luce) a dare effettivo vigore ad argomenti che possono anche essere, perché no,metafisici (la consistenza della carne, la spiritualità, la visione, ed è bene che laicamente se ne discuta, soprattutto nelle arti) ma che nel loro insistere continuo sulla coscienza intervengono (possono intervenire) anche nell’ambito della vita quotidiana, possibilmente in ultimo – dài e dài – nei comportamenti.
Per quanto in condizione di lateralità, compito precipuo delle arti è infatti proprio quello di insistere mentre l’umanità dorme: allora, in una sequenza che non è solo poetica (ma in maniera ben più fresca e rispettosa nei termini, di struttura linguistica delle arti visive) si legano in Senso e Misura, in maniera forte negli artisti, il colore-luce, la luce-struttura, la struttura-colore, infine l’architettura-luce, grande serbatoio linguistico, e risultano quasi misurabili, negli spazi ospiti dellaVilla Pisani, assolutamente, perfettamente accentati ogni volta nei dipinti, come nelle sculture presentate in mostra, che parlano la nostra lingua, le nostre emozioni, le nostre vite. Le vite di oggi, non di ieri.
Il “senso e la misura” di Manuela Bedeschi, di Igino Legnaghi, di Claudio Olivieri, di Sergio Sermidi, di Rita Siragusa scartano dall’ovvietà schiacciata dall’immediato – anche biografico, che non interessa in arte – per ribadire le ragioni dell’arte appunto, che sono tutte umane e fondamentali nel corso di quella ricerca dell’origine (che è dell’universo, della vita, dei sensi a tutti comuni) la quale è alla base del concetto di identità, vero nodo scottante. La tensione della materia si lega alla tensione verso l’assoluto, la visione diviene tangibile – verificabile – e finalmente umana, una volta di più, rapportata allo sforzo che quotidianamente si compie su queste non sempre amare sponde. I mezzi espressivi, direttamente pittura, direttamente scultura, assumono in sé le massime significazioni della materia ribadendo la questione primaria ed appassionata del sentimento (che, da quanto scritto fino ad ora, procede nel nostro caso insieme alla misura, senza debordare): tutto ciò conferisce valore pieno ai valori (le singole storie) formali di ogni singola opera, quindi ancor più apprezzabili per le loro caratteristiche di significato ed emozione invece che come intellettualizzato fenomeno di stile.

Giandomenico Semeraro.


Events are virtually obliged to occur in certain places, places that ensure they happen in a most natural way.This is the case with art, above all contemporary art, when that magical yet specific meeting-place we call an exhibition takes place.When a show is notably successful those works in particular are on show out of necessity. It is there that the dialectic and poetic exchange between art and its context (a cultural one in the present instance) finally takes place and permits, amongst other things, the unique possibility of delving into the sense of history and, therefore, into the sense of the present.
This is the case of the present exhibition. Its title, Sense and Measure, hints at the possibility of balancing the characteristics of Palladio's harmony and equilibrium, as seen in his magnificentVilla Pisani, with the works of the artists on show here for the first time.This can happen on various levels, not just formal ones - due to the obvious linguistic differences - and not just within the works themselves, but also as a result of the easy movement between the two.
So the visitor has in front of his eyes (and his senses) a highly articulated vision of two possibilities that are fully realised only when they are appreciated for their absolute classical qualities, in other words for that wholly interior balance that detaches them from daily concerns.
In fact this involves far more complex interests that are linked to conscience, awareness, sense (to everybody's sense as well as to the sense of everybody, I am tempted to say at the risk of overstatement), as well as to material and its varying consistency. It follows that the terms 'genesis' and 'absolute', so often used by various critics about the work of Manuela Bedeschi, Igino Legnaghi, Claudio Olivieri, Sergio Sermidi, and Rita Siragusa, are well adapted to indicate both the 'high' aim of their forms and their 'light', which should be understood as terms for 'becoming' and for the creation of form, both for their equilibrium and for the vision we have of them - which are only apparently opposed - as well as for their depth.
Form, meaning: simplicity.
If only this were so, because it is in these terms that we must discuss contemporary art and even the history of art in general. The grouping together of these five artists originated, of course, partly out of friendship (which in certain cases dates back quite some time).
There is, however, certainly nothing casual about it, above all when seen in the context of such a marvellous physical and, as I said earlier, cultural reference point as the space and the 'layout' ofVilla Pisani.
For this particular occasion the names of the artists suggested themselves almost spontaneously; I would even say it was the outcome of an intimate necessity. Their contemporary relevance is great, precisely as a result of the highly refined quality of their works.And it could not have been otherwise except at the cost of being 'politically correct' and of that selfpitying 'I would if I could' attitude that is part and parcel of it.
In the present case it is most of all balance, composure, and formal sense (which includes above all the close relationship the works have with light) that give real strength to inquiries that can also be considered - and why not? - as metaphysical (the coherence of the flesh, spirituality, vision, which the arts in particular should deal with without partisanship). But their continuing persistence within our mind causes them to act on dai14 ly life as well; perhaps,when it comes down to it, even on our behaviour.
Even though not a central preoccupation, one of art's main tasks is, in fact, to persist while humanity sleeps.And so, in a chain that is not simply poetic (though in a far fresher and more respectful manner in terms of linguistic structure), the artists present in Sense and Measure link colour and light, light and structure and, last but not least, that great linguistic reservoir of architecture and light. In the spaces ofVilla Pisani these can almost be measured; time and again they are absolutely and perfectly reflected in the paintings and sculptures in this show which speak our language, express our emotions and our lives.The life of today, not yesterday.
The 'sense and measure' of Manuela Bedeschi, Igino Legnaghi, Claudio Olivieri, Sergio Sermidi, and Rita Siragusa signifies the elimination of the banality of daily life (even in a personal sense: art is not interested in biography) and replacing it with the motivations of art which are all deeply human and basic to any inquiry into origins (of the universe, life, the senses we all have in common) which, in turn, lie at the heart of the concept of identity, the really important question.
The strain of the material links up with the strain towards the absolute: vision becomes palpable, verifiable and, once again, finally human in its relationship to the effort we are daily subjected to on this, not always sad, earth.The paintings and sculptures embody in themselves the deepest meanings of the material by confirming the primary importance of feeling (which in this particular case goes hand in hand with measure): all this gives force to the formal values (the individual histories) of each individual work, and which are all the more appreciable for their characteristics of meaning and emotion rather than for being an intellectualised phenomenon of style.

Giandomenico Semeraro